Dopo la Via Francigena percorsa a forza di gambe fra aprile e agosto del 2006, il 24 aprile 2008 il viaggio sulle tracce di viandanti e pellegrini riprende da Roma verso Gerusalemme.
Un nuovo affascinante progetto targato FRANCIGENA XXI.

Nome: Edoardo Taumann
Siamo un gruppo di camminatori, indipendente da associazioni o partiti, interessato al recupero degli antichi itinerari storici in Italia, Europa e nel bacino del Mediterraneo. Prima di scriverne, li percorriamo!
Per mettervi in contatto con noi, scrivete a: base@francigena21.com
oppure chiamate:
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Marco 349-5248778
Samuele 347-8725246
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Ci telefona stasera Giorgio da Bologna e dice che, dopo la tratta Pescasseroli
- Isernia, il suo ginocchio sinistro non è più quello di prima.
Ci telefona Manfro da Falconara e dice che, dopo la tratta Isernia-Benevento, ha
schivato per un pelo la sedia a rotelle ma non le grugge e dieci giorni di riposo. In
effetti i suoi piedi facevano pietà, con quelle sacche sanguinolente all'attaccatura
delle dita...
Ci telefonerà Valerio? L'appuntamento a Melfi è ormai vicino e non abbiamo sue
notizie sicure.
Proseguiamo in tre, Enrico, Marcello e Franz, detto il "chimico", dopo i 50
euro spesi in farmaci per lenire i dolori da vesciche e lunga inattività.
Partiamo con un facile percorso di cresta, dominato dalle gigantesche pale di decine di impianti eolici: fatalmente ci sentiamo moderni donchisciotte, alle prese non già con il gigante Briareo o il fido Sancio ma più prosaicamente con i 38 chilometri che ci separano da Melfi. Una lieve pioggia ci accompagna a Monteverde, sospesa fra gli ultimi campi e boschi d'Irpinia, poi scendiamo a capofitto verso il ponte sull'Ofanto. Il versante lucano non è meno ripido: risaliamo da 300 a 700 metri sorvegliati da pecore e pastori appostati in cima alle colline. Qui in Basilicata i cani randagi sono grandi come tori, le lucertole come coccodrilli e i cardi alti come palazzi, ma il profilo di Melfi ci ha accolti al tramonto piu' rassicurante di un abbraccio: siamo entrati nelle terre dell'imperatore mago Federico II. Nella foto: la cattedrale di Melfi by night.
Piove tutta la notte e abbiamo il dubbio che l'acqua entri nella stanza dal putrido
buco scavato, goccia dopo goccia, dalla condensa del condizionatore: il soffitto è
talmente fradicio che temiamo che il tutto si schianti ai piedi dei nostri letti.
Usciamo così già abituati all'umidità, ed è una fortuna perché non accenna a
smettere di piovere.
Veniamo a sapere che l'unica via per evitare la statale si diparte dall'asfalto da
una quercia secolare decapitata. Da lì è fango crossing seguendo a vista il
tracciato dell'autostrada e il corso di un fiume di cui forse non impareremo mai il
nome. Ormai nei pressi dell'arrivo a Lacedonia, circondata da moderni mulini a vento,
uno dei tre viatores, contravvenendo ad ogni regola, getta la spugna e si lascia
cadere al suolo in preda ai crampi, muovendo a compassione lo sbalordito benzinaio
del paese, che allertava un parente automunito. La sera, però, sbalordiva gli altri
due compagni giurando che sarebbe arrivato con loro non solo fino a Melfi ma sino in
riva allo Ionio.
Nelle immagini: i mulini a vento e il terribile condizionatore in camera
Oggi, dalle parti di Flumeri (Avellino) abbiamo avuto un'idea onirica ma promettente:
rilastricare i settecento chilometri dell'Appia alla maniera classica e farne un
grande itinerario pedonale fra Roma e Brindisi. Sarebbe una grandissima opportunità
di rilancio per la mobilità dolce e il turismo in regioni come il Sannio e l'Irpinia
che ci stanno lasciando a bocca aperta per la vegetazione lussureggiante, l'aria
pulita e il decoro inatteso dei centri abitati: la Campania non è solo quella raccontata
nei telegiornali o da "Gomorra".
Oggi, durante la salita verso Mirabella Eclano, abbiamo conosciuto il vecchio Joe e la sua famiglia. Era una salita come tante altre fino a quando non si è affacciato dalla siepe di un agriturismo questo signore con i capelli da vecchio hippy, chiedendo "Dove andate? Fermatevi! A Gerusalemme? Venite qui, mi interessa!". Impossibile resistergli. Abbiamo abbandonato la strada per il cortile, dove siamo stati fatti sedere e ci è stato offerto di tutto, torta, caffé e uno speciale succo di fragola prodotto dai monaci del vicino monastero ortodosso di rito romeno. "Pensate che ho appena letto sul giornale di altri viandanti diretti a gerusalemme. Ma è una cosa di moda?". Ci mostrava il rotocalco "Verissimo". Inutile dire del nostro stupore nell'apprendere che quei viandanti eravamo proprio noi!
Dopo lo stop and go del "Salone del Libro di Torino" Marty Mezzamano ci ha
riportato a Benevento. Il tempo di cambiare le t-shirt di cotone con le magliette in
micro fibra traspirante, calzare le scarpe da cammino, e la marcia è ripresa verso
San Giorgio nel Sannio.
Con noi un nuovo compagno di viaggio nostro ex commilitone nei boy-scout Franco
Scomenti detto Franz. A differenza della sua naturale verve il suo equipaggiamento
lascia un poco a desiderare quanto mai vint....
Nella foto, Franco mostra la borraccia ufficiale del viaggio.

Quasi una maratona: 38 chilometri non sono uno scherzo, specialmente su asfalto e con uno zaino in spalla. Tuttavia, nè noi nè l'amico Manfro da Falconara ci siamo persi d'animo, e già alle due avevamo percorso il grosso della tappa, concedendoci un arrivo morbido a Benevento, dove siamo stati accolti da una discutibile installazione che svetta al centro d'una rotonda: Padre Pio e la sua fiammeggiante, metaforica, chioma ci hanno sorpreso non poco. Poi, risalito il viale principale del Rione Ferrovia, pavesato di giallorosso per festeggiare la promozione degli "stregoni" in serie C1, ci sono apparsi il ponte presso il quale cadde inbattaglia Manfredi di Svevia e infine l'impressionante Arco di Traiano.

Manfro sings Graziani in memory of Albert H.
Tre gran premi della montagna, acqua, tanta acqua, molto fuoristrada alla ricerca del Tratturo Regio, l'autostrada verde, talora invasa da sterpi, a tratti invece percorribile con slancio. Sosta sotto un temporale al santuario dell'Addolorata di Castelpetroso, infestato da scolaresche in gita. Arrivo a circa 400 metri in quota nell'allegro borgo di Bojano che un anziano pastore con ombrello ci ha indicato come Buojahn'. Passeremo la serata nell'ineffabile locanda che ci ospita a curare i nostri piedi massacrati.